Immaginate realtà

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Anteprima:

Giuliana insegna lettere e filosofia al liceo classico. Sono le otto e trenta ed è nell’aula, vuota, della quarta B, in piedi, che aspetta i suoi studenti. Nella notte, un loro compagno di classe, Ahmed, diciassette anni, è stato trovato morto, sulla spiaggia, probabilmente ammazzato. La notizia si è presto diffusa in città. Pescara è piccola e un omicidio non l’è consueto. Il ragazzo era molto conosciuto. Magro, carnagione olivastra, tratti esotici del maghrebino, piglio da duro, aveva un carattere aperto, un po’ guascone, al limite della strafottenza. Un capobranco che piaceva alle ragazzine che, quella mattina, erano lì, a scuola, a piangerlo. E non erano le sole. La morte non lascia mai indifferenti, se si ha un minimo di umanità, tanto più se ti passa vicino, improvvisa, violenta, prematura, che, proprio, non riesci a girarti dall’altro lato...

Finita la lezione, Giuliana s’intrattenne ancora qualche minuto, in aula, con Davide ed Amin. Li rassicurò e tornò a casa. Rientrata, si spogliò ed andò in bagno. Indossati short, canottina e zoccoletti col tacco, accese la tv e preparò il pranzo, assemblando un piatto light con salmone affumicato, avocado e parmigiano. Mangiò, smanettando, compulsiva, la tastiera del telefonino, gli occhi fissi sul display, a cercare notizie sulle indagini, e l’orecchio attento al tg locale. Diverse ipotesi, molte supposizioni, mentre, a scuola, le voci si rincorrevano, incontrollate, ed avvelenavano anime già scosse, toccando ora l’una ora l’altrui sensibilità, non risparmiando nessuno, ella inclusa. Fu per Giuliana un pomeriggio inquieto, che la donna provò ad alleggerire, accettando l’invito da un amico per un thè. Lui, un architetto quarantenne, ragazzo a modo, che la corteggiava con discrezione, anche perché sposato, e che lei ricambiava, concedendoglisi di tanto in tanto. La notte, tuttavia, trascorse insonne e, la mattina che seguì, dovette faticare più del solito, indugiando, dopo la doccia, oltremodo, davanti allo specchio, per mascherare i segni dell’età, che mal si conciliavano con le sue pretese, anche amorose, da eterna ragazzina.

Arrivò a scuola, occhiali scuri, stivaletto bianco lucido, tacco dodici, e tailleur rosa confetto, gonnina tre quarti coscia e giacchino corto, avvitato. Ostentando più del solito, cosicché, si fosse sentita osservata, non le sarebbe parso strano. Sfilò per il corridoio, raggiungendo l’aula semivuota, dopo aver attraversato il cortile tra conciliaboli di studenti, non indifferenti al suo passaggio. Tolse gli occhiali, salutò e prese posto in cattedra, gambe accavallate. Pochi minuti, che Giuliana usò per allentare la tensione, e la classe fu al completo.

Giuliana - “Oggi, iniziamo con Democrito, fi losofo greco del V secolo a.C., contemporaneo di Socrate. Egli nega l’esistenza di qualsiasi tipo di divinità. Nessuna Intelligenza Divina, nessun Motore Immobile o Principio Primo, nessun Architetto o Demiurgo, solo e semplicemente l’Atomo, una particella indivisibile, in perenne e continuo movimento. Poi, il Vuoto, senza il quale quel movimento non sarebbe possibile. E da quel movimento il mondo che vediamo”.

Ancora.

Giuliana - “Gli atomi, oltre ad essere indivisibili, sono anche indistruttibili ed eterni. Differiscono, fra di loro, per grandezza e forma geometrica (differenza quantitativa), ma non per qualità. Infine sono, ovviamente, ingenerati”.

Interviene uno studente.

Giovanni - “Professoressa, scusi, cosa vuole intendere Democrito, quando definisce l’atomo ingenerato?”.

Giuliana - “Che esiste e basta, è il punto di partenza”.

Giovanni - “Come il Dio di Socrate e Platone, dunque!”.

Giuliana - “In un certo senso sì, ma l’Atomo è un dio con la d minuscola e ciò che crea è frutto del caso. Inoltre, si parla di atomi e non di singolo atomo, il cui movimento nascerebbe dall’esistenza del vuoto. Il quale, quindi, esisterebbe, anch’esso ingenerato, e sarebbe, dunque, un secondo dio minore”.

Andrea - “Può darsi che mi sbagli, ma a me sembra che l’eterno movimento degli atomi di Democrito somigli tanto all’Eterno Divenire dell’universo di Aristotele!”.

Giuliana - “È una somiglianza solo apparente, direi semantica. Poiché, mentre il movimento degli Atomi è meccanico, regolato da leggi fisiche, di causa ed effetto, per cui essi si scontrano, unendosi e respingendosi, a seconda se sono compatibili o meno, senza una regia, il moto aristotelico, al contrario, trova la sua causa nell’Atto Puro, quel Motore Primo ed Immobile, che sceglie di avviare l’Eterno Divenire, costituendone anche la ragione ultima, laddove, invece, il movimento meccanico degli Atomi non è che fine a sé stesso”.

Ed aggiunge.

Giuliana - “Anche la nascita e la morte non sono altro che la meccanica aggregazione e disgregazione di quegli atomi”.

Andrea - “La vita, dunque, non altro che il tem po intercorrente tra un’aggregazione ed una disgregazione di particelle?”.

Giuliana – “Sì”.

Andrea - “Che inizia e finisce, al di fuori di qualsiasi disegno o volontà trascendente!?”.

Giuliana - “Proprio così. Quella di Democrito è una visione materialista della realtà, secondo la quale, il mondo esiste perché esiste, e noi, essendone parte, siamo soggetti alle leggi fisiche (e non a quelle divine), che lo governano. Di conseguenza, come hai giustamente osservato, la nostra vita si ridurrebbe ad una parentesi e nulla più”.

Giuliana - “Prospettiva tutta diversa, rispetto a quella atomista e materialista di Democrito, ce la dà Plotino (Licopoli 203/205 a.C. – Minturno 270 a.C.), il più importante fra i neoplatonici. Il concetto fondante del suo pensiero è l’Uno, da cui tutto parte. L’Uno è fonte e sovrabbondanza dell’Essere e coincide col Bene. Per il resto, non è definibile, se non per negazione. Non ha né sostanza né forma. E genera la realtà mediante emanazione dell’Essere, di cui sovrabbonda, pur non essendo l’Essere, essendo di più ed oltre...

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